Mastopatia fibroso cistica

mastopatia fibroso cistica

MASTOPATIA FIBROSO CISTICA


È un termine che veniva molto usato per indicare un quadro di nodularità diffusa delle mammelle, con aumento di consistenza e dolore. Dal punto di vista istologico la MFC comprende vari aspetti dalla cisti liquida a nodularità solide e fibrosi.Il termine è stato progressivamente abbandonato e sostituito con "Displasia mammaria benigna" o "Mastopatia cistica"; attualmente anche questi termini non sono molto più usati e le alterazioni istologiche vengono trattate separatamente nei capitoli delle lesioni benigne e delle forme pretumorali (vedi). Forse ha ancora un senso parlare genericamente di mastopatia (senza pretese scientifiche) per indicare un quadro di compromissione diffusa di entrambe le mammelle che si presentano nodulari e dolenti e che, alla biopsia, presentano alterazioni istologiche di vario tipo.

mastopatia fibroso cistica

La tendenza attuale è di considerare tutte le patologie benigne della mammella non malattie vere e proprie e il termine più adatto per definirle comprendendole tutte è ANDI (abberrations of normal developement and involution). D'altro lato è molto attiva la ricerca volta a chiarire tutti i passaggi dalla cellula normale fino a quella francamente tumorale per identificare quali alterazioni pretumorali hanno un potenziale evolutivo verso il cancro. E' comunque di comune osservazione dell'ambulatorio senologico un quadro di diffusa nodularità, consistenza e dolore del seno che va studiata per decidere se eseguire in uno o piu punti approfondimenti con ago aspirato o biopsia. Può essere inoltre necessario trattare il dolore con comuni analgesici o sostanze piu specifiche quali tamoxifen e danazolo.

Riportiamo di seguito alcune delle alterazioni istologiche che si possono riscontrare nelle biopsie eseguite in casi di mastopatia diffusa, ripetendo che sono comunque trattate anche nei capitoli relativi alla patologia benigna e alle lesioni pretumorali

  1. Iperplasia duttale. Proliferazione dell’epitelio duttale solido o papillare con totale o parziale obliterazione del lume.
    Qualora si evidenzi un discreto pleiomorfismo cellulare con nuclei ipercromatici e alcune mitosi si parladi iperplasia duttale atipica. Esistono casi in cui una diagnosi differenziale tra iperplasia duttale atipica e carcino
  2. ma intraduttale (di tipo comedocarcinoma o di tipo papillare) è particolarmente difficile.
  3. Iperplasia lobulare. Proliferazione dell’epitelio lobulare e dei duttuli intralobulari.

In alcuni casi la proliferazione è irregolare per cui si parla di iperplasia lobulare atipica. Talora la diagnosi differenziale tra iperplasia lobulare atipica e carcinoma lobulare in situ è particolarmente difficile tanto che spesso la soggettività dell'istopatologo gioca un ruolo molto importante (probabilmente esistono delle vere forme borderline).
Mc Divitt descrive con molta accuratezza i caratteri istologici utili per una diagnosi differenziale tra carcinoma lobulare in situ e lesioni benigne quali l'iperplasia lobulare atipica, l'adenosi clerosante e la papillomatosi dei dotti intralobulari.

  1. Adenosi e adenosi sclerosante. È un tipo di lesione displastica che si osserva con una certa frequenza nelle giovani donne (20-35 anni) il cui aspetto macro e microscopico può simulare il carcinoma infiltrante. L'errore diagnostico viene compiuto con relativa facilità nel corso di un esame estemporaneo al congelatore dove artefatti tecnici e la mancanza di una visione globale della lesione quale si può ottenere solo con l'esame in paraffina possono contribuire a ingannare l'istologo.
    L'adenosi sclerosante si presenta macroscopicamente in due forme: come un'unica massa palpabile di consistenza aumentata e poco delimitabile oppure come un processo multifocale che interessa diffusamente una part
  2. e sostanziale della mammella.
  3. L'aspetto macroscopico varia da una semplice proliferazione delle unità lobulari terminali con epiteli iperplastici talora con evidente componente mioepitelioide (adenosi) ad aspetti più complessi in cui più intensa è la proliferazione 
    mioepitelioide e la componente stromale sclerotica (adenosi sclerosate). In un singolo campo microscopico l'aspetto può essere veramente simile a quello di un carcinoma infiltrante, ma nella visione globale si nota che la struttura lobulare è ancora riconoscibile e i dotti sebbene distorti mantengono in genere un loro lume.
  4. Cisti. Sono solitamente multiple, ma possono essere anche singole. L'epitelio di rivestimento può essere semplice appiattito, cubico, può presentare metaplasia apocrina oppure può formare strutture di tipo papillare.
  5. Fibrosi focale. Trattasi di noduli costituiti da tessuto fibroso in genere ialinizzato che ingloba dotti con aspetto atrofico.
  6. Iperplasia fibroadenomatosa (o mastopatia fibroadenomatoide). Tumefazione in genere plurinodulare in cui diversamente dal tipico fibroadenoma non esiste una capsula delimitante.
    La displasia della mammella è una lesione molto frequente che ha la massima incidenza negli ultimi anni della vita riproduttiva (30-50 anni); dopo la menopausa la malattia cessa di essere attiva. Dal punto di vista clinico si manifesta come tumefazione plurinodulare, spesso bilaterale, talora dolente in fase premestruale; un nodulo (di natura cistica) può comparire rapidamente e regredire quasi completamente dopo un ciclo mestruale; nel 15% dei casi vi può essere una secrezione dal capezzolo in genere chiara, raramente ematica.
    È ancora discusso il significato precanceroso della displasia mammaria: secondo taluni il rischio d'insorgenza di carcinoma è 4-5 volte maggiore rispetto alle donne senza mastopatia.

 

Dr. Marzio Montanari

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